mercoledì 17 settembre 2014

Contro il femminicidio: le 4writers aderiscono all'iniziativa in rete!





LE 4 WRITERS HANNO ADERITO
ADERITE ANCHE VOI!
 
Non importa quante persone a quell'ora faranno rumore.
E' importante QUALI persone quel giorno, daranno vita ad un fragile, mondiale e toccante silenzio.

Un'ora di silenzio su facebook. In tutto il mondo, nello stesso mOMento
25 novembre 2014
Giornata Internazionale per l'Eliminazione della violenza contro le Donne

domenica 7 settembre 2014

[ritratti] - Tipe da Spiaggia... (di Monica Coppola)

Tipe da Spiaggia: piccole indicazioni per riconoscere le vostre vicine di ombrellone
(e non ricontrarle in città…)
Siete appena rientrati dalle vacanze e vorreste già ripartire?
Vi capita spesso di accostare all’orecchio oggetti nella speranza di sentire il mare?
Girovagate per le strade di città con le ciabattine da mare senza nemmeno accorgervene?
Tranquilli, sono i postumi del rientro.
Ma se avete nostalgia delle vostre favolose amicizie sbocciate sotto l’ombrellone bè sappiate che non sempre è tutto così idilliaco…
Soprattutto se, nel lettino accanto al vostro, si sistemano comode comode le Tipe da Spiaggia come quelle che ho incontrato io…

1) La Wi-fi Woman
È facile da individuare perché difficilmente vi guarderà negli occhi o si accorgerà di voi.
Potrebbe risorgere un’intera colonia di arabe fenici direttamente ai piedi del suo lettino (strategicamente munito di mensola per tablet e vano a scomparsa per smartphone), verificarsi un’improvvisa eclissi solare e le acque potrebbero riempirsi di cavallucci marini danzanti, ma lei resterebbe impassibile, pupille fisse e polpastrelli rotanti sullo schermo.
Che si trovi nell’atollo di Malè o a Bergeggi poco le importa: quello che le sta a cuore è la presenza di un servizio wi-fi e di almeno tre “tacche” di campo. Tutto il resto non la turba affatto. Potrete far scavare il clone del traforo del Fréjus ai vostri pargoli tutto intorno al suo ombrellone, inondarla con cascate di sabbia o briciole di pane e nutella, senza provocare alcuna rissa. Occhio ai gavettoni però: se malauguratamente le annegate lo smartphone potrebbe perdere il suo self control, ridurvi in polpettine svedesi e poi postarvi su Instagram. Siate prudenti.

2) La Signora Sbuffauffa
Ci prova ma proprio non ce la fa.
Il relax l’annoia come un documentario sulla riproduzione delle larve dei lepidotteri in terza serata. Lei prova a combatterlo con ogni forma di intrattenimento: sfoglia pigramente qualche rivista ma dopo un’overdose visiva a base di chiappe Vip, richiude irritata. Infastidita dagli schiamazzi dei vicini infila le cuffie sbuffando e si spara a palla la Summer Hit Compilation ma al terzo brano ha già l’emicrania.
Spegne tutto e tenta un massaggio relax sul bagnasciuga ma viene disturbata da una pallina gommosa che con regolarità le piomba sulle cosce. Irritata prova allora a rilassarsi con lo snorkeling: infila pinne e maschere ma dopo dieci minuti passati senza vedere nemmeno la lisca di un pesce ne ha piene le scatole; quando esce è incazzata più di prima perché alla sua noia si sono aggiunte le alghe nei capelli e anche due moleste vesciche sull’alluce.
Sbuffando si dirige al bar della spiaggia dove ordina un tè freddo che a lei sembra acqua sporca e per di più le resta pure sullo stomaco. Così corre di corsa alla toilette dove però la porta non si chiude e ovviamente è finita la carta igienica. Rimpiange la sua casadolcecasa e con il volto più crucciato che mai torna al suo lettino, appoggia le guance tra i pugni e osservando la folla gioiosa davvero non riesce a capire che cavolo hanno da divertirsi tanto. Lei è lì da un solo giorno e già non ne può più… quasi quasi torna a casa.
Consiglio: avvistatela e stringete amicizia. Forse passerete 24 ore di angoscia ma ne vale la pena. Di solito lascia baracca e burattini entro 48 ore e se gli siete simpatiche vi lascia eredi di un soggiorno già pagato... Meditate ragazze, meditate.

3) La D.D.A ovvero La Divina Distruggi Autostima
È facile da riconoscere.
Guardatevi intorno: quasi tutte le donne normali devono arrabattarsi alla meno peggio tra pinzoni di plastica, ridicoli cappellini in rafia o diaboliche treccine afro strappa capelli per gestire alla meno peggio le ribelli chiome messe a dura prova da sole, sabbia e salsedine.
Quasi tutte tranne la Divina.
Lei esibisce una chioma impeccabile e vaporosa, come fosse avvolta da un’aura a base di jojoba e cheratina, con una nuance perfetta che voi non potreste replicare nemmeno se Jean Louis David diventasse il vostro migliore amico.
La sua abbronzatura è sempre uniforme, dorata al punto giusto e senza fastidiosi segni, mentre per tutte le donne“normali” varia dal rosso San Marzano, all’arancio zucca di Halloween al bianco robiola Osella per le meno colorite. Datevi pace perché accanto a lei sembrerete affascinanti come petti di pollo al supermarket anche se vi state crogiolando al sole da settimane e settimane.
Se sfortunatamente prende in affitto il lettino accanto al vostro, migrate il più lontano possibile.
La vostra autostima potrebbe subire danni irreparabili che nemmeno sei barattoli di Nutella potrebbero lenire. Avvistate un ombrellone riservato alla terza età e chiedete asilo politico ad un trio di vecchiette.
Magari gli manca la quarta per tentare una canasta o un pockerino.

4) Miss Melanina
Ha tre migliori amici: l’olio al mallo di noce, i raggi ultravioletti e il lettino da spiaggia.
All’allegro trio nelle ore di punta si aggiunge un transitorio ospite costituito da un minuscolo paio di occhialini appoggia naso in plastica gialla che Miss Melanina indossa quando sente che le palpebre iniziano a scaldarsi come uova strapazzate, di solito nelle ore di punta.
Giace in posizione supina e immobile di solito dalle 9 alle 12. Alle 12.15 sgranocchia qualche carota e poi cosparge con dovizia ogni angolo del suo corpo con sostanze untuose capaci di attirare anche i raggi solari del Polo Nord. Intorno alle 13.15 si gira a pancia in giù e ci resta fino al tramonto, a meno che non si verifichino calamità naturali in grado di scuotere il suo status di tintarella perpetua.
Se ne individuate una buttatevi a pesce: è una fantastica vicina di ombrellone.
Non parla, non mangia, non schizza, non si muove. Praticamente quasi non esiste.
Unica precauzione: fate attenzione a non farle mai ombra. Anche lei come la Wi-fi Woman potrebbe alterarsi e tramortirvi a colpi di specchietto solare portatile.

5) La Beach Broker
Per lei la playa è come Piazza Affari. Se ne infischia di bandiere blu e acque cristalline: quello che le importa è la caccia al pezzo unico.
È il sogno di tutti i vu cumprà del pianeta, inclusi venditori di cocco e bomboloni.
Durante la stagione invernale se ne sta tranquilla e si limita ad uno shopping cauto e occasionale nella grande distribuzione, ma sotto al solleone subisce una strana metamorfosi per cui ogni cianfrusaglia che vede si trasforma in oggetto del suo desiderio: sudici prendisoli in poliestere, borse in rafia puzzolente, pruriginosi teli mare adatti solo come scrub, braccialetti a laccio emostatico o fondi di bottiglia spacciati per perle di lapislazzuli.
La riconoscerete da lontano perché il suo ombrellone sembra una sorta di Jaama el-Fna dell’Adriatico.
Attorno a lei, venerata dall’intera popolazione multietnica dei Beach seller, il cuore del commercio pulsa inarrestabile come nei primi amori adolescenziali.
Da evitare se si prediligono vacanze silenziose ed economiche: il suo shopping compulsivo potrebbe contagiarvi perché è scientificamente provato che ogni oggetto che viene esaminato e valutato da un’altra donna diventa all’istante totalmente irresistibile anche per tutte le altre.
Quindi girate alla larga e dirigetevi a passo deciso verso l’ombrellone della Signora Sbuffauffa o delle vecchiette canasta-dipendenti.
A meno che non sia già troppo affollato…

P.s.: E voi chi avete incontrato durante le vostre vacanze?

©Monica Coppola

martedì 2 settembre 2014

[il mondo delle donne] - DISATTENZIONE di Arianna Berna



Disattenzione

Sara aspettava quel giorno da cinque lunghi anni, studiare non le piaceva. La scuola l’opprimeva, i professori, i compiti e gli impegni quotidiani la infastidivano. Era sempre stata la classica studentessa intelligente ma che non si applicava, sin dalla prima liceo aveva corso sul filo del rasoio, rischiando ogni anno la bocciatura, ma poi, allo scadere del tempo, riusciva immancabilmente a compiere il miracolo. Anche questa volta aveva realizzato la magia diplomandosi, seppur con il minimo dei voti. Leggere accanto al suo nome la parolina “matura” le aveva regalato la sensazione più intensa che ricordasse di aver vissuto. A Sara non importavano i voti, come pure a sua madre, che vedeva già la semplice promozione come una benedizione. Quella figlia tanto scapestrata quanto bella, le dava dei gran pensieri, per fortuna l’agonia era finalmente terminata, almeno per ora.

La sera della grande notizia i compagni di classe avevano organizzato un aperitivo in centro città per festeggiare e Sara desiderava essere perfetta. Si era preparata con cura, aveva lisciato i capelli con dovizia certosina e aveva indossato il vestito preferito con le spalle scoperte e la gonna cortissima.

“Non ti sembra di aver esagerato?” le chiese la madre mentre usciva di casa verso le dieci di sera. La figlia in tutta risposta le fece una linguaccia. Entrambe scoppiarono a ridere “Che tipa sei. Chissà che la vita ti vada sempre bene come oggi” le disse la madre mentre chiudeva la porta alle sue spalle.

Riflessa nell’impietoso specchio dell’ascensore, notò un brufolo scappato all’attività di restauro “Devo stare più attenta” mormorava fra sé mentre lo nascondeva con il correttore “Sono sempre troppo distratta, prima o poi finirà male”. Dopo il piccolo intervento la sua immagine riflessa nello specchio le sembrava soddisfacente, i capelli neri erano lisci e lucidi, la linea del contorno occhi blu, forti e penetranti, era ben disegnata a matita nera, mentre la bocca quasi si perdeva in un lucidalabbra rosa opaco.

Ad attenderla sotto casa Luca, il compagno di banco che tanto le piaceva ma che non si era ancora dichiarato. Quella sera era la loro serata, dovevano festeggiare la fine di un epoca e Sara sperava anche l’inizio di un nuovo amore.

Luca l’aspettava fuori dall’auto, appoggiato con la schiena alla portiera, le gambe incrociate e lo sguardo da duro, cercando di darsi un tono ed apparire più maturo di quanto in realtà fosse. Rimase a bocca aperta vedendo la ragazza corrergli incontro, era bellissima, più del solito. Il cuore fece un tuffo quando lo strinse forte inondandolo con il suo profumo di fiori e non riuscì a trattenersi dal dirle “Quanto sei bella”. Sara si nascose compiaciuta nel suo abbraccio, godendo di quell’istante, anche lui era decisamente affascinate con i jeans strappati che aveva acquistato insieme e la maglietta bianca che gli aveva regalato per il compleanno.

Luca la prese per mano e, con un riguardo che non aveva mai avuto prima, aprì la portiera, facendola accomodare al posto del passeggero. Stupita ed emozionata per tanta gentilezza, si lasciò condurre adagiandosi con grazia nel sedile della vecchia utilitaria rossa del padre di Luca.

“Pronta per festeggiare?”

“Certo!” rispose Sara.

Luca girò la chiave nel cruscotto e per fortuna l’automobile si accese al primo tentativo. Raggiunta la compagnia di amici nel locale che frequentavano di solito iniziarono a festeggiare con un giro di aperitivi.

Al terzo spritz la testa di Sara girava, ma non voleva fermarsi, la felicità era tanta e l’adrenalina ancora di più. Si sentiva importante, per una volta aveva smesso i panni della studentessa mediocre, che faticava a raggiungere la sufficienza, poteva festeggiare al pari dei secchioni che aveva tanto invidiato negli anni. Per una volta non era da meno, aveva raggiunto il primo traguardo importante ed il mondo sembrava essere ai suoi piedi. Luca la guardava come se fosse una fata e anche gli altri ragazzi non lesinavano complimenti.

A mezza notte l’allegra compagnia decise di lasciare il centro cittadino per continuare i festeggiamenti a Jesolo. Sara aveva bevuto un po’ troppo, ma non era preoccupata, perché la serata era ancora lunga e aveva tutto il tempo per riprendersi. Luca a differenza dell’amica si era tenuto con il bere, perché sentiva sulle sue spalle la responsabilità dell’esile ragazza che gli stava affianco e che segretamente amava da anni.

Saliti in auto, con altri due amici che si erano aggiunti all’ultimo, Luca girò la chiave ma questa volta l’auto fece un sussulto per morire ingloriosamente. Sara lo osserva senza dire nulla con un’espressione divertita, mentre lui voleva sprofondare sotto terra dalla vergogna.

Seduta al suo fianco Sara rideva della buffa situazione cercando di sdrammatizzare, le dispiaceva percepire l’imbarazzo dell’amico, che più guardava più trovava attraente. Si era invaghita di lui negli anni, ma non aveva mai avuto il coraggio di dichiararsi, quella sera però si sentiva sicura di sé, finalmente donna aveva rotto le catene dell’adolescenza ed era decisa a prendere l’iniziativa, non appena si fosse presentata la giusta occasione. Il tempo delle superiori era terminato e con l’università rischiava di perderlo in ogni caso, tanto valeva tentare, almeno non avrebbe avuto rimorsi in futuro. Presa dai pensieri romantici ed annebbiata dal troppo alcol bevuto a stomaco vuoto, non si ricordò di allacciare le cinture di sicurezza. Nemmeno Luca, di solito tanto attento, si accorse della disattenzione.

Finalmente l’auto si accese e, passato il momento di imbarazzo, l’allegra compagnia riprese a ridere e scherzare gioiosa. La musica era a tutto volume e le ragazze cantavano a squarciagola una canzone del momento ondeggiando le teste e le braccia con i finestrini abbassati.

Sara rideva ed era felice. Ascoltava la musica con gli occhi chiusi e non si accorse dell’auto che sbandava nella corsia opposta a cinquanta metri da loro, non vide Luca che cercava disperatamente di evitare lo schianto. Sempre con gli occhi chiusi si sentì strattonare a destra, in avanti, un colpo secco indietro ed infine a sinistra. Aprì gli occhi frastornata dai colpi e dal rumore assordante delle lamiere che si contorcevano. La velocità degli eventi non le faceva afferrare la gravità della situazione, il suolo era al posto del cielo, i piedi erano in aria e poi di nuovo a terra, mentre l’auto rossa rotolava nel campo adiacente alla strada. Senza niente che la legasse all’abitacolo, sbatteva violentemente contro ogni ostacolo, finché avvertì una piacevole sensazione, come se mancasse la gravità, non capiva come potesse sentirsi così leggera, come se stesse volando libera nel cielo, ma non aveva paura, anche se avrebbe dovuto.

Sentì però la terra nell’impatto, alla fine del volo che le costò la vita.

Non vide la corsa disperata di Luca, non avvertì le sue mani mentre la tirava a sé chiamandola per nome, non vide le sue lacrime e non lo sentì mentre le giurava amore eterno. Nessun rumore, nessun odore, nessun tatto. Niente più era per la bella Sara, il tempo era scaduto e la sua corsa verso la vita si era interrotta per non ripartire più.

©Arianna Berna





lunedì 1 settembre 2014

E' settembre... bentornati a tutti! Ci siete?


Noi sì e siamo cariche di idee e fogli scritti, piene di bei ricordi di un'estate appena passata, di tempo per noi, di affetti, piene di cose da fare e la voglia di trovare il tempo per le cose importanti!
Perché settembre è sempre un po' la stagione delle ripartenze e dei buoni propositi; così ecco che ci si segna in palestra o a quel corso di inglese che si rimanda già da troppo tempo. E qui, generalmente, che si decide di dare un cambio di look rinnovando il guardaroba o mettendosi a dieta, seriamente. 
E' a settembre che, cariche delle esperienze del ritmo rallentato dell'estate con ancora gli aromi e le immagini di quelle sonnolenti giornate di mare o di montagna con i nostri cari, che arriviamo determinate alla riprese delle attività con la voglia di non farci fagocitare.
E allora proviamoci davvero, questa volta!

Noi writers stiamo portando avanti progetti importanti, insieme e anche singolarmente. Ci saranno grosse novità nei prossimi mesi e vi terremo aggiornati.
Continuate quindi a seguirci e intanto... riprendiamo le nostre pubblicazioni periodiche: eccovi due nuovi post come assaggio. Alla prossima!

Arianna, Loriana, Monica, Silvia

[racconti brevi] - Faccio la cameriera e son felice (di Loriana Lucciarini)


FACCIO LA CAMERIERA E SON FELICE

La bellezza è stata la mia rovina. La mia rovina è stata la fame. La fame ha fatto sì che la mia famiglia abbia preferito liberarsi di me per non dover avere una bocca in più da sfamare. Ho avuto uomini che pagavano per venirmi dentro. Ho avuto respiri addosso che sembravano dannata pestilenza. Ho avuto botte e notti di pianto e un futuro che non c’era più.

Poi son fuggita, scappata altrove.

Qui nessuno mi può trovare. Sto in un piccolo paese di un’altra nazione. La gente è gentile con me, mi crede diversa e io sono diversa perché hanno iniziato a credere in me.

Faccio la cameriera in un ristorante, lavoro sei giorni su sette, mi sposto in corriera e vivo nel centro storico in un monolocale in affitto piccolo e umido a 250 euro al mese. Ho solo un giorno per riposare e lo passo al mare, rimango fino a che il sole non tramonta e lascia nel cielo la sua scia rosso fiammante; dopo rientro a casa mangiandomi un calzone nella pizzeria in piazza, vicino casa.

Eppure, anche se stanca, son felice di questo poco che ho, perché non mi sono mai sentita così libera.

[©Loriana Lucciarin]

[poesie] - Essenza (di Silvia Devitofrancesco)



Essenza


Scrivere senza sapere cosa 
quali sensazioni, emozioni 
la penna traccerá sul foglio. 
 
Scrivere 
senza conoscere passato nè fururo 
solo presente lento affresco di realtá 
che scivola via. 
 
Scrivere 
senza curarsi della forma 
pensando solo a se stessi. 
 
Scrivere 
per sognare un'altro mondo.


[©Silvia Devitofrancesco]