mercoledì 31 dicembre 2014

Per un nuovo anno pieno di belle cose




Sta arrivando il futuro... 365 giorni da vivere con intesità, amore, coraggio, impegno, generosità, amicizia. 
Che sia un anno sereno e pieno di prospettive per tutti, 
perché ce lo meritiamo.
Un abbraccio e auguri a tutte le lettrici e i lettori di questo blog!

le 4writers
Arianna, Loiana, Monica, Silvia

martedì 30 dicembre 2014

BACIO SOTTO IL VISCHIO, di Silvia Devitofrancesco




“La neve scende dal cielo, la luce riscalda i nostri cuori, gli angeli cantano in coro, buon Natale a tutti voi!” Ecco, è arrivato il periodo dell'anno che detesto più di tutti, fatto di lucine, regali e finta gioia. Non consideratemi una cinica guastafeste ma io il Natale proprio non riesco a sopportarlo. Credo di essere affetta da allergia alla “festa più magica dell'anno” tanto per citare lo slogan pubblicitario della ditta di cosmetici fondata dal padre del mio ex promesso sposo Brad. Già, ahimè, ex... colui che proprio la sera della viglia di Natale di tre anni fa ha pensato bene di comunicarmi, cito sue testuali parole: “Sei una ragazza meravigliosa, Janet ma, attualmente, ho bisogno di stare da solo per capire cosa voglio davvero dalla vita.” Un bellissimo e memorabile regalo di Natale, molto meglio di un anello di Bulgari, non trovate?

Adesso mi ritrovo a essere single e sfigata alla veneranda età di trent'anni, circondata da amiche accasate con prole al seguito e ogni Natale sono costretta a sorbirmi le battute pseudo sarcastiche da parte di tutto il parentado riunitosi, considerata la grande occasione. Stringo i denti e sopporto, dopotutto a Natale bisogna essere più buoni, lo dicevano anche al catechismo.

Quest'anno sarà diverso. Trascorrerò una vigilia di Natale indimenticabile, a mia immagine e somiglianza. Sì, la trascorrerò chiusa in casa, con le tapparelle abbassate, sotto il piumone intenta a leggere un libro. Niente regali, niente baci, niente passeggiate tra le vie affollate di New York.

I miei pensieri sono interrotti dallo squillare del cellulare. Senza nemmeno guardare il nome che lampeggia sul display rispondo e la voce allegra della mia amica Susy mi rimbomba nelle orecchie: «Non prendere impegni! Questa sera grande party della vigilia di Natale a casa mia. Ti aspetto!» «Susy io...» provo a ribattere ma lei ha già concluso la conversazione. Il mio bel piano di Natale alternativo è andato a monte, merda!

L'elegante abitazione di Susy gode di una meravigliosa vista sull'immenso abete del Rockefeller Center. Non appena metto piede nell'appartamento vengo travolta, mio malgrado, dall'atmosfera natalizia. Tutto intorno è un tripudio di luci, colori e rami di vischio. «Janet, eccoti, vieni di là così ti presento gli ospiti!» Oddio mio vorrei scappare, qualcuno mi venga a salvare! Seguo Susy in versione elfa sexy e varco la porta del salone. Diversi volti si girano all'unisono nella mia direzione. Tutti indossano ridicoli costumi a tema tranne la sottoscritta. Tutti sorridono felici tranne me.

Nauseata, mi allontano e non mi accorgo di aver urtato contro qualcuno. «Sei sempre la solita sbadata!» La sua voce la riconoscerei tra mille. Non riesco ad alzare lo sguardo per sostenere il suo e, come se non bastasse, perdo l'equilibrio a causa dei tacchi vertiginosi. Risultato? Finisco per terra gambe all'aria e con la testa in direzione di un ramo di vischio. Cavolo, sono proprio una donna fortunata! Odo fragorose risate e, senza che me ne possa rendere conto, avverto le labbra di Brad sulle mie. In fretta mi rialzo e, senza nemmeno prendere il cappotto, scappo via. Cammino senza meta, cercando di ripararmi dal freddo stringendo forte le braccia al petto.

«Janet, aspetta!» mi volto e vedo Brad rincorrermi tenendo tra le mani il mio cappotto.

«Gentile da parte tua!» Cammino nella sua direzione fino a fermarmi davanti all'abete

«Bello, vero?»

«Odio il Natale» replico secca e continuo: «A causa tua!»

«E' acqua passata, ormai» Oddio quanto è bello vestito da Babbo Natale.

«Forse per te lo è!» Chissà se mi regalerà qualcosa questo fighissimo babbo Natale.

«Smettila!» Lo amo ancora

«Vattene via!» Resta qui, ti prego.

I nostri corpi si avvicinano e nuovamente le nostre labbra si sfiorano. «Qui non c'è il vischio» sussurro.

«E tu non sei caduta!» ribatte lui accarezzandomi dolcemente mentre tutt'intorno un folto gruppo di turisti italiani applaude approvando.
 
©Silvia Devitofrancesco

lunedì 22 dicembre 2014

BUONE FESTE!

BUON NATALE DALLE 4WRITERS!
Auguri di cuore a tutti i followers di questo blog!

Arianna, Loriana, Monica, Silvia

 ******
Il blog riprenderà la pubblicazioni a gennaio 2015

mercoledì 17 dicembre 2014

[ritratti] - Rosa Parks, quando non cedere il posto cambiò l'America intera - di Loriana Lucciarini

[Rosa Parks, pioniera dei diritti civili 
negli Stati Uniti d'America,  medaglia 
d'oro al merito del Congresso Usa 1999]
Rosa Parks, 
quando non cedere il posto 
cambiò l'America intera

E' la sera del 1° dicembre del 1955.
Siamo a Montgomery, città dell'Alabama, Stati Uniti d'America.
Fa freddo e alla fermata dell'autobus c'è una donna di colore in attesa del mezzo pubblico per tornare a casa, dopo una pesante giornata di lavoro.
La donna, il suo nome è Rosa Parks, sale sull'autobus e, non trovando posto a sedere nella parte del riservata ai negroes, decide di occupare un posto nel settore comune, quello per i bianchi.
Quando le viene chiesto dall'autista di alzarsi e liberare il posto a beneficio di altri passeggeri bianchi, la donna rifiuta, mantenendo un atteggiamento di dignità e garbo. La reazione del conducente è immediata: ferma il veicolo e chiama la polizia.
Rosa Parks viene arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine che obbligano i neri a cedere il posto ai bianchi nel settore comune.

E questo è la norma nell'America del '55, perché siamo ancora in pieno regime di segregazione razziale. Nel Sud degli Stati Uniti vigono le leggi di Jim Crow che determinano una dura segregazione per la popolazione afroamericana. I negroes, così sono appellati i neri d'America, non possono accedere ai luoghi frequentati dai bianchi: nelle scuole, sui mezzi pubblici, nei ristoranti, negli ospedali, perché ne hanno di loro. E, nonostante la guerra di secessione di Lincoln, combattuta e vinta contro gli stati del Sud dominati dai proprietari delle grandi piantagioni di cotone e tabacco, abbia abolito la schiavitù, in America – in particolare all'inizio del 1900 – il razzismo dilaga in tutti gli strati sociali del Paese. Prende potere il Ku Klux Klan, i cui membri incappucciati esercitano un controllo violento nelle varie città del Sud. Sono loro gli autori di vere e proprie azioni organizzate contro chiunque tenti di rivendicare i propri diritti civili: picchiano e uccidono con efferatezza, il più delle volte senza alcuna ripercussione giudiziaria.

Ma questo episodio, che vede protagonista Rosa Parks con il suo rifiuto di alzarsi e il conseguente arresto avvenuto in quel freddo dicembre del '55, cambierà lo stato di cose per l'America intera: da qui ha origine la protesta popolare per i diritti civili degli afroamericani. Infatti, quella stessa notte, hanno luogo le prime reazioni di protesta della popolazione, mentre ben cinquanta leader della comunità afroamericana della città, di cui fa parte anche un non ancora famoso Martin Luther King, si riuniscono per decidere le azioni da compiere rispetto all'accaduto.
Il giorno successivo parte il boicottaggio dei mezzi pubblici cittadini, boicottaggio che va avanti per 382 giorni, con danni al trasporto pubblico e molti mezzi fermi per mesi. A ciò si aggiungono altre proteste in varie parti del Paese.

L'anno dopo, siamo nel 1956, il caso di Rosa Parks arriva alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America, La Corte emette una sentenza storica che cambierà le relazioni sociali del Paese: sancisce, infatti, come incostituzionale la segregazione sugli autobus pubblici dell'Alabama: una sentenza, questa, che farà clamore e che stabilirà un punto di partenza per la rivendicazione dei diritti civili dei neri d'America.
Per questo per molti Rosa Parks ne diviene l'icona rappresentativa: quel suo rifiuto, netto e gentile, è stato il primo grande passo per il riconoscimento di una parità ed equità sociale, che da molti in America auspicavano da tempo. Da allora è conosciuta come "The Mother of the Civil Rights Movement". Martin Luther King ha descritto l'episodio di cui Rosa fu la protagonista come "l'espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà" dichiarando che Rosa "rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future". Mentre Bill Clinton, durante la cerimonia della consegna dell'onorificienza di cui Rosa Parks fu insignita nel 1999, disse: Mettendosi a sedere, lei si alzò per difendere i diritti di tutti e la dignità dell'America”.



Chi è Rosa Parks

Rosa Louise Parks nasce a Tuskegee il 4 febbraio del 1913. Sposa nel 1932 Raymond Parks, attivista del movimento dei diritti civili a cui anche lei aderirà tanto da lavorare come segretaria della National Association for the Advancement of Colored People della città Montgomery. Nel 1955 Rosa Park inizia a frequentare un centro educativo per i diritti dei lavoratori sull'uguaglianza razziale presso Highlander Folk School.
Dopo l'episodio sul bus Rosa Park acquisisce popolarità all'interno del movimento degli afroamericani, ma diventa anche il bersaglio dell'odio razziale da parte della comunità dei bianchi: riceve infatti numerose minacce di morte e non trova più nessun lavoro. Per questo motivo, agli inizi degli anni sessanta, Rosa si trasferisce a Detroit, dove inizia a lavorare dapprima come sarta, per poi passare al lavoro di segretaria, nel 1965, per John Coyers, membro del Congresso.
Nel 1987 fonda il Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development in onore e ricordo del marito e nel 1999 ottiene il riconoscimento della Medaglia d'oro del Congresso Usa.
Rosa Parks muore a Detroit nel 2005.

La sua amica Amelia Boynton Robinson la ricorda così: “I bianchi segregazionisti la odiavano perché lei aveva disturbato il loro 'way of life', il loro stile di vita. I neri la evitavano perché temevano di perdere il lavoro se stavano con lei. Rosa Parks, questo angelo terreno, ha lasciato un'eredità a tutti, uomini, donne e bambini, in quanto lei, vicina al suo Creatore, ha spinto tutti a resistere alle bufere, a vivere una vita di amore, pulita, affrontando la sofferenza con sacrificio e con la non-violenza.”


©Loriana Lucciarini



martedì 9 dicembre 2014

[il mondo delle donne] - (s)CENE DA SUPERMARKET, di Monica Coppola

(S)CENE DA SUPERMARKET
l'immagine grafica è di Mary Di Mise

Potete essere indifferentemente in fibrillazione per una romantica cenetta, a caccia di frutta e verdura per un weekend salutista o assalite da una voglia spasmodica di insaccati. Qualunque sia il vostro caso, una tappa al supermarket sarà d’obbligo. E allora tenete gli occhi ben aperti perché forse potreste incontrare alcuni di loro…

Il Cavaliere Numerato

Due etti di prosciutto cotto. Devono essere assolutamente, indiscutibilmente, la vostra cena.
Se no la dieta zona sballa tutta e sono cavoli amari. Sono settimane che vi nutrite solo di vegetali ed oggi vi è concesso questo proteico strappo alla regola. Peccato che attorno al banco ci sia una gran ressa: sembra che gli estimatori degli insaccati abbiano avuto tutti la stessa idea nello stesso, preciso, momento.
Il numero del turno sul display sembra non cambiare mai e le affettatrici scorrono lente come il diabolico contatore. Ciliegina sulla torta il cliente di turno sta monopolizzando l’intero staff con domande specifiche relative al tipo di pistacchio inserito nella mortadella.
Quando già state per rinunciare una voce maschile dal tono amichevole vi coglie di sorpresa «E tu che numero hai?»
«Scusi?» domandate, colte di sorpresa dal nuovo arrivato .
«Il numero… del turno per gli affettati…» specifica con un sorriso amichevole che per un attimo vi distrae dalla condizione sciagurata in cui vi trovate.
«Ah! Sessantacinque…» dite, desolatamente riportate al presente.
«Io trentuno!» annuncia trionfante facendovi l’occhiolino.
Trentuno? Ma come è possibile ? Se è appena arrivato!
State per partire in quarta con gli accertamenti del caso quando ecco che arriva l’inaspettata proposta.
«Se vuoi te lo cedo volentieri…»
La proposta è alquanto allettante ma siete ancora timorose. Squadrate il tipo strambo per escludere che sia a) un maniaco sessuale con la passione per i polisaccaridi; b) un untore dedito alla diffusione di batteri letali sui bigliettini salta coda; c) un borseggiatore che tenta un diversivo per sfilarvi il portafoglio.
Ma la borsa è stretta sotto al braccio e almeno all’apparenza, il tipo non mostra tracce evidenti di agenti patogeni. Nel frattempo la coda annaspa, anche perché il cliente logorroico ora chiede specifiche sul differente grado di salatura tra Parma e San Daniele e se va avanti così si fa notte…
A questo punto prendete coraggio: «Davvero mi cederebbe il suo bigliettino?»
«Certo …» annuisce con un dolce sorriso stampato sulla faccia e tendendovi il numerino. «Ma diamoci pure del tu…»
Stringete forte il numeretto e, in quel momento, vi accorgete che oltre che gentile il tipo è pure carino.
Scambio veloce di sguardi e rossore sulle guance. La coda finalmente riprende a scorrere.
«Beh, grazie allora…» mormorate timidamente
«Figurati. Quando passo di qui ne prendo sempre un paio da omaggiare alle ragazze carine…» segue strizzatina d’occhio da navigato tombeur de femme e uscita teatrale ad effetto dissolvenza tra le corsie delle acque minerali iposodiche.
Vi rosicchiate un’unghia e osservate il suo profilo farsi lontano, oltre la barriera casse.
E vi sorge un dubbio: non è che la vostra smania di Parmacotto vi ha fatto sfuggire il principe azzurro sotto il naso?
Crucciate per questo triste pensiero vi voltate verso il display dove, però, vi attende un’altra amara sorpresa: il vostro turno è appena passato.
Tentate una timida protesta ma gli altri clienti vi inceneriscono inferociti e i salumieri sono incorruttibili.
Affrante vi dirigete con aria verso l’uscita: potete dire addio alla vostra cena, e anche all’affascinante Cavaliere Numerato.
Consiglio: Il Biscottino della Fortuna del Supermarket dice “Ritenta sarai più fortunata”, alias, Coltivate con determinazione la vostra passione per gli insaccati chissà che alla prossima coda l’affascinante cavaliere salva turno non compaia di nuovo.

L’Innamorato Miracolato

Mancano meno di cinquanta minuti alla vostra cenetta romantica.
Disgraziatamente avete carbonizzato l’arrosto e anche il contorno di patate è andato a farsi friggere.
Per questo vi siete catapultate al supermercato, veloci come saette, verso il reparto dei cibi pronti per tentare di recuperare qualche pietanza.
La fortuna vi sorride perché riuscite a trovare una confezione di lasagne precotte e un “Bon Roll” che potrà cuocere indisturbato mentre voi vi agghindate per benino.
Dovete solo sbrigarvi e fare in fretta. Molto in fretta. Il cavaliere di turno è un po’ pignolo sull’orario e farlo aspettare fuori da una casa vuota significherebbe mandare in pezzi mesi e mesi di silenti corteggiamenti. No, non ve lo potete proprio permettere.
Peccato che le casse siano prese d’assalto da clienti e carrelli oversize.
Poi, come uno zampillo d’acqua nel deserto, individuate la cassa veloce: max dieci pezzi.
Conteggio rapido dell’approvvigionamento last minute e sorriso felice: solo nove pezzi , è tutta vostra!
I componenti della cena scorrono ridenti sul nastro automatico e sono già ai confini del separatore di spesa quando tre dita tamburellano nervosamente sulla vostra spalla.
«Mi scu-si- si eh eh…» balbetta il tizio dietro di voi «No-n non è ch-e mi fa pass-passare?» l’implorante richiesta è colorita da una serie di tic nervosi composti da: palpebra strizzata, spostamento del capo a destra e rotazione del collo a sinistra.
Imbarazzate dai devastanti effetti dello stress manifestati da quell’uomo, per non procuragliene altri pazientemente riponete la spesa nel cestino e gli cedete posto.
Con una lentezza paragonabile solo alla velocità del suo eloquio, il tizio depone sul nastro la sua invidiabile spesa: caviale, aragosta, vino d’annata, anacardi, sottofiletto al pepe verde, cioccolata fondente aromatizzata al peperoncino, un mazzo di rose.
Però… che abbia un appuntamento romantico anche lui? Forse il poveretto finalmente incontrerà la sua anima gemella. Che lo amerà con dolcezza nonostante quei tic.
Mentre la vostra mente fantastica su ipotetici happy end, finalmente la transazione si avvia verso il suo costoso epilogo.
«Sono centodieci euro e settanta…» annuncia con aria distratta la cassiera.
Il tipo si tasta convulsamente la giacca e le tasche «Ho-ho dimenti-cat il portafo-fo gli-o…» balbetta malamente. La forte situazione di imbarazzo accresce a dismisura i suoi tic nervosi che colgono la palla al balzo per deturparlo: occhio- testa- collo e viceversa.
No, non si può guardare.
Vi intenerite pensando che senza i pregiati manicaretti le possibilità di conquista del poveretto sono molto vicine ad un numero decimale preceduto dallo zero.
«Guardi pago io per il signore…» e guidate dallo spirito della romantica samaritana, saldate l’esorbitante conto.
Ed ecco che, non appena le vivande prelibate finiscono nel sacchetto il tartagliatore è talmente felice che il suo viso appare disteso e rilassato. Niente più occhio-testa- collo: le contratture muscolari sono sparite! Ora zompetta tutto baldanzoso verso il bar, seguito da una bionda ossigenata che indossa vistosi stivaletti pitonati.
Ordina un calice di Chardonnay e con un sorriso soddisfatto brinda alla vostra salute. E alla sua spesa gratis.
Vi soffia un bacio di ringraziamento e svanisce con Miss Platino avvinghiata al suo braccio.
Consiglio: la prossima volta che la romantica samaritana che alberga in voi si fa viva, sopprimetela con una mazza da golf. O con qualunque altro oggetto contundente adatto all’uopo. Ripetete l’azione con chiunque tenti di passarvi davanti alla cassa.


L’acchiappaverdure

Compare di soppiatto alle vostre spalle mentre siete impegnate a scegliere quel che rimane delle verdure di stagione, a pochi minuti dalla chiusura del supermarket.
Le sue mani, leste e veloci come termiti, arraffano le primizie migliori lasciandovi a bocca asciutta e con il sacchetto tristemente vuoto.
Stessa scena al reparto della frutta dove, con la destrezza di un giocoliere, si porta via i mandaranci più paffuti lasciando alla vostra mercé solo quelli asfittici e pieni di semi.
Poi guarda i vostri sacchetti trasparenti dove annaspano solo due minuscoli mandarini ed una manciata di zucchine mollicce . Alla vostra espressione perplessa risponde con un sorriso malizioso, sventolando le pregiate primizie sotto al naso «Oh scusa..volevi mica queste?»
Consiglio: smorzate il suo sorriso beffardo percuotendolo ripetutamente con un mazzo di carciofi o altra verdura contundente di stagione. E riappropriatevi delle primizie ingiustamente sottratte. Poi correte alla cassa, velocemente. Prima che il security man faccia lo stesso con voi…

©Monica Coppola
la grafica dell'immagine del racconto è di ©Mary di Mise

giovedì 4 dicembre 2014

[poesie] - Mare infinito (di Silvia Devitofrancesco)




Mare infinito 
Lo senti? 
Cosa? 
Il mare. La nostra fonte e la nostra vita. 
Senza esso non vivrei. 
Mi ispira
Mi anima. 
Mi capisce. 
È vita. 
È amore. 
È speranza. 
È ispirazione. 
Tutto questo in un solo elemento? 
Questo e anche più...

©Silvia Devitofrancesco

lunedì 1 dicembre 2014

[racconti brevi] - Questione di peso (di Arianna Berna)



Questione di peso

La gioia che prova Eva nel leggere quel numeretto che lampeggia ad intermittenza sulla bilancia non ha fine: cinquantasei chilogrammi tondi tondi, non un etto di più. Perdere tutto quel peso è stato difficile, anzi una fatica boia come dice lei stessa, però che soddisfazione arrivare a vedere quel bel numeretto che pareva scomparso dalla bilancia.

Eva è una giovane donna di ventitré anni, alta un metro e settantacinque centimetri che non si è mai piaciuta davvero. Quando ha iniziato la dieta fai da tè lo scorso aprile di chilogrammi ne pesava settantatre. Era una donna formosa e appariscente, una di quelle donne che gli uomini guardano, ma che non si è mai accorta di piacere. Non vedeva i ragazzi che si giravano al suo passaggio, non si è accorta nemmeno quella volta che un uomo ha fatto cadere a terra una confezione da dodici di uova nel bel mezzo del supermercato, tanto era rimasto folgorato dalla sua bellezza. Non lo aveva notato perché era troppo impegnata a cercare nello scaffale del bio i prodotti con meno calorie.

Da aprile però si è messa in testa di dimagrire, non è andata da un medico, perché costava troppo, ha ritagliato la dieta all’ananas di un giornaletto da donne e l’ha appiccicata all’anta dell’armadio, promettendosi che per l’estate avrebbe perso quanto le serviva per essere perfetta in costume da bagno. La dieta dell’ananas però è stata da subito un flop, quindi è corsa ai ripari e si è messa d’impegno per crearsi il proprio regime alimentare. Ha messo regole ferree a casa anche se vive con i genitori, ha iniziato a fare la spesa separata e a cucinarsi i pasti da sola.
Ogni santa sera dopo il lavoro va al supermercato a leggere tutti, ma proprio tutti, i dettagli riportati nelle confezioni dei prodotti dietetici. Compara i rapporti calorici, le quantità di grassi, le vitamine e quant'altro le venga in mente. Ormai nessun prodotto sullo scaffale ha più misteri per lei e ogni giorno esce soddisfatta con una busta di verdure o gallette di riso integrali. Il pane e la pasta sono stati banditi dalla sua alimentazione, insieme alla carne, una volta a settimana però si concede una fettina di platessa.

Eva adesso è scesa dalla bilancia e si osserva allo specchio in mutande. Sorride compiaciuta mentre si passa le dita sul costato. Finalmente riesce a sentire distintamente ogni singola costola, finalmente non sono più avvolte da tutta quella ciccia e si sente bella come una top model. Bene, anche la clavicola è in evidenza. 
Se ripensa ai sacrifici le viene un brivido lungo la schiena, quanta fame ha dovuto patire, anche la scorsa notte, dopo aver cenato con un tristissimo passato di verdure e gallette di riso, aveva cercato di placare i crampi allo stomaco con una tisana rilassante alla malva, però quando era andata a letto, si era addormentata sorridente, pensando che al risveglio le sarebbe spettata una tazza di latte con 25 grammi di cereali integrali. Già, esattamente 25 grammi pesati sul bilanciano, non uno di più, non uno di meno. 
Il cibo è l'ossessione di Eva praticamente da sempre, ossia da quando ha ricordi dell'età pseudo adulta. La bilancia diventa a seconda dei momenti la sua migliore amica o peggior nemica. E' odio e amore. Eva si pesa in continuazione da anni, appena torna a casa, quasi nemmeno saluta i suoi per fiondarsi a far pipì e a pesarsi, non dopo aver fatto volare i vestiti però. 
Negli ultimi mesi quest'ossessione è degenerata ed Eva nemmeno se ne è accorta, anche se lei è convinta di farsi del bene.
Voleva calare cinque chilogrammi, ma una volta arrivata alla meta, non le era bastato, voleva vedere come sarebbe stata con altri tre chilogrammi di meno, poi visto che c'era ne ha tolti altri cinque e poi altri due e poi ha perso il conto fino ad arrivare a perdere quasi diciassette chilogrammi in tre mesi.
Anche se ha raggiunto gli obiettivi che si era fissata, mentre si guarda allo specchio, non si sente soddisfatta. Passare da una taglia 48 a una taglia 38 in così poco tempo le ha fatto girare la testa, il sogno di una vita si è finalmente realizzato, ma non è abbastanza, vuole osare ancora. Un altro chiletto ancora, si ripete fra sé, ingorda di aver fame, mai contenta.
Mentre è in piena contemplazione di sé stessa, entra in bagno la madre di Eva, che dallo stupore fa rovinare a terra la carta igienica appena comprata.
Gli occhi della madre però non sono di approvazione, ma svelano un dolore profondo. Si velano di lacrime, mentre si chiede come ha potuto non accorgersi di nulla, come ha potuto non vedere il corpo della figlia che si svuotava giorno dopo giorno.
Eva però non capisce il disappunto della madre, ma il sesto senso le suggerisce rivestirsi in fretta, prima di entrare in discorsi scomodi che non vuole ascoltare. Così prima che la madre possa aprire bocca è già sgattaiolata in camera, si è vestita con un abito che le sta da cani, perché di cinque taglie più grande ed esce dicendole a voce alta di non aspettarla per cena, perché tanto mangerà fuori.
Mentre dice queste parole chiude il portone di casa alle sue spalle, sapendo di aver mentito perché manca ancora un chiletto, solo uno, domani potrà mangiare... forse.


©Arianna Berna